Quando il passato intercetta il futuro

Bilancio positivo per il convegno “Quando il passato intercetta il futuro” organizzato dall’Unione Imprese Storiche Italiane, svoltosi ieri, 21 giugno a Firenze, nella sede di Palazzo Incontri. I più importanti esponenti del mondo universitario, esperti di economia e rappresentanti di marchi storici si sono confrontati sul tema delle reti di impresa e della loro applicazione ai marchi ultracentenari, aziende storiche che hanno scritto la storia del nostro Paese.

Come ha sottolineato Clara de Braud, segretario generale AICIB Associazione Italiana Corporate & Investment Banking, quello di Firenze “è stato un momento di confronto molto importante e non solo per le aziende centenarie. Sono emersi spunti importanti in quanto le aziende centenarie hanno grande capacità di adattamento al sistema e sono portatori di grandi strumenti di innovazione.” Per Stefano Zorzoli docente di Economia degli Intermediari Finanziari alla Bocconil’innovazione finanziaria per anni ha appassionato gli studi. Oggi è vista come il cuore di tenebra, occorre guidarla in modo diverso e occorrono interventi di carattere normativo per una regolazione. Io sono favorevole all’introduzione  della Tobin Tax. E’ poi finita l’era della banca universale, è giunta l’ora di separare l’attività bancaria da quella più strettamente finanziaria. Una norma di questo tipo non risolve certo tutti i problemi ma può essere utile”.

Carlo Altomonte docente di Economia dell’Integrazione europea alla Bocconi ha affermato che “le imprese ultracentenarie sono la dimostrazione del fatto che esistono valori e competenze acquisiti che sopravvivono. Bisogna fare in modo che questi vantaggi competitivi possano essere veicolati a livello mondiale. Oggi l’economia mondiale ha una crescita del 4%, è importante riuscire ad agganciare questa crescita attraverso capacità manageriali ed essere aperti al mercato internazionale”.

La riflessione di Giacomo Santucci, presidente del board del marchio storico  Borbonese si è soffermata in particolare alle aziende nel settore della moda e del design “Il patrimonio delle aziende italiane è stato il motore di sviluppo, uno degli aspetti da proteggere è stato l’intervento dell’industria e il riuscire a mantenere il valore dell’artigianato – ha detto Santucci -  Il brand è un valore che va protetto per le eccellenze e la istintività italiane legate all’artigianato”.

Per Piero Roggi, Ordinario di Storia del Pensiero Economico all’Università di Firenze,siamo in un momento in cui i politici sono in grande difficoltà nel trovare risposte di tipo macroeconomico. La macroeconomia non è più una bussola per riavviare la ripresa. Lo strumento delle reti d’impresa è centrale per la competitività internazionale e  per ridare un po’ di ossigeno all’economia”.

Andrea Colli della Bocconi si è soffermato sul tema della longevità che è un fattore importante nel nostro Paese dove è presente un forte capitalismo familiare. “Ne conosciamo poco le determinanti e i motivi  per cui alcune aziende raggiungono età ragguardevoli. Per alcuni la longevità è un fatto positivo, ma può anche non esserlo. Ci dobbiamo interrogare sui benefici della longevità” ha evidenziato Colii.

Ampio spazio è stato dedicato agli aspetti giuridici del modello di reti di impresa da parte del Prof. Giuseppe Morbidelli neo presidente della Cassa di Risparmio di Firenze mentre Pina Amarelli, presidente di Amarelli 1731, ha punto l’accento sul fatto che “la  capacità dell’imprenditore sta nel saper progettare il futuro ed è importante per l’impresa rivalorizzare la capacità produttiva”. Infine il presidente della UISI Unione Imprese Storiche Italiane Franco Torrini ha precisato che “il vero patrimonio italiano è costituito dalla intangibilità, dalla storia di ogni azienda. Le imprese storiche sono testimoni nel mondo, non ne esistono altre”.