L'intervento di Daniele Pitteri all'Incontro di Primavera 2019




“The Past is the New Future”, Il Passato è il nuovo Futuro: è stato questo il titolo della conferenza che Daniele Pitteri (esperto di marketing e comunicazione, direttore generale della Fondazione Modena Arti Visive e membro dell’Osservatorio Scientifico-Culturale dell’Unione) ha tenuto a Firenze giovedì 4 aprile presso il Grand Hotel Baglioni in occasione dell’Incontro di Primavera della UISI Unione Imprese Storiche Italiane. Ricollegandosi alle parole con le quali Giuseppe De Rita (presidente del Censis) spiegava in una intervista al quotidiano “Repubblica” il concetto di valore della storia (“abbiamo smarrito il futuro prima ancora del passato”), Pitteri ha sottolineato come, a partire dalla grande crisi del 2008, le imprese italiane abbiano progressivamente ridotto il proprio orizzonte temporale. “Affannate dall’urgenza di rispondere alle sollecitazioni della crisi, si sono sempre più concentrate sull’imminente, mosse dalla necessità di sopravvivere in un mercato incertissimo e destabilizzato – ha detto Pitteri - Ma concentrarsi sull’imminente, sul presente, per un’impresa significa derogare dall’idea stessa di impresa, per sua natura collegata ad una visione del futuro imprescindibile per il proprio successo. L’imprenditore deve saper guardare lontano, altrimenti il suo destino è la morte” proprio perché, ha aggiunto Pitteri, “il restringimento dell’orizzonte temporale in avanti, comporta cognitivamente il restringimento dello sguardo retrospettivo sul passato. E, dunque, non saper ragionare più sul futuro è collegato al non saper più ragionare sul passato. Senza il senso del passato non può esserci visione del futuro”.

Con riferimento alle marche ultracentenarie riunite nella UISI Unione Imprese Storiche Italiane, Pitteri ha detto che “storia di un’impresa costituisce un elemento imprescindibile per la costruzione del futuro, quindi per la costruzione dei presupposti del successo di un’impresa. Occorre riflettere sul passato, ovvero valorizzare il patrimonio di esperienze, ricerca, tecnologie, valori e, soprattutto, di prodotti) e inglobarlo nell’idea di sviluppo. In termini comunicativi la consapevolezza del passato e, quindi, la valorizzazione del proprio patrimonio diventano un asset fondamentale, una leva da trasformare attivamente in modalità utile a costruire e solidificare la relazione con i consumatori”. Sempre parlando di marche ultracentenarie, Pitteri ha concluso che “esse sono innovative di per sé stesse. Non debbono inventarsi innovazioni e tecnologie per affermare il proprio patrimonio. Debbono solo comunicarlo. E, comunicandolo, non solo affermano una propria identità distintiva - unica e, al contempo, diversa da tutte le altre – ma creano coinvolgimento e fiducia attraverso un sistema simbolico in grado di toccare le corde emotive dei propri target. Perché valorizzare il proprio patrimonio non significa solo avere una storia, ma avere storie da raccontare. Che, in epoca di narrazioni e storytelling, significa avere la possibilità continua di coinvolgere affettivamente target e generazioni diverse, travalicando le tradizioni segmentazioni”.

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