Grande successo per l'incontro di Conegliano

I brand ultracentenari del ‘Made in Italy’, aderenti all’Unione Imprese Storiche Italiane (UISI), si sono dati appuntamento venerdì a Conegliano. Ad ospitare i rappresentanti delle 40 aziende associate che assieme costituiscono 9.154 anni di storia, Keyline S.p.A., impresa che dal 1770 produce chiavi e duplicatrici.

Motivo dell’incontro - come ha spiegato in apertura Eugenio Alphandery, presidente dell’Unione e comproprietario dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella 1612 di Firenze - la presentazione della ricerca curata dal dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona sul tema della longevità d’impresa. Si tratta in buona parte di piccole e medie imprese famigliari in cui la proprietà coincide con il management. Il loro è un processo per la maggioranza di tipo artigianale. Oltre il 53% delle 27 imprese storiche intervistate, alcune anche del Veneto, ha registrato negli ultimi 5 anni una crescita di fatturato.

“Sono imprenditori – ha spiegato il prof. Claudio Baccarani, ordinario di economia aziendale all’Università di Verona – che amano il prodotto che fanno, sanno coniugare il bello all’utile, sentono il senso di responsabilità sociale e collocano al primo posto la centralità della risorsa umana”. La tradizione come la cultura – per usare un’espressione di Franco Torrini, soprintendente dell’Osservatorio scientifico culturale dell’Unione - sono vissute come additivi al carburante necessario per stare in modo competitivo sui mercati internazionali.

Longevità, memoria e competitività d’impresa sono stati poi oggetto di un confronto tra alcuni rappresentanti di aziende storiche: Mariacristina Gribaudi (Keyline - Gruppo Bianchi 1770 di Conegliano), Jacopo Poli (Poli Distillerie 1898 di Sciavon), Enrico Chiavacci (Marchesi Antinori 1385 di Firenze) e Roberto Papetti, direttore del “Gazzettino” 1887 di Venezia. Tutti hanno ribadito l’importanza di sentirsi espressione di un territorio in cui l’impresa ha scelto di continuare a rimanere con i suoi siti produttivi (nessuna delocalizzazione quindi) e a cui dare particolare risalto (il caso del “Gazzettino”, quotidiano ‘di vicinanza’ alla gente, come ha ricordato il direttore).