Raccontare il Made in Italy, quello che ha resistito nei secoli

C’è un valore antico che fa di alcune aziende italiane un esempio reale d’eccellenza: brillare, nel firmamento delle migliori produzioni locali, per que mix straordinario di storia, tradizione, qualità del prodotto, finezza dei materiali, identità culturale, rispetto di metodi e linguaggi d’una volta, ma senza preclusioni verso l’innovazione.

A volte si tratta di aziende piccole, magari nascoste tra le pieghe della provincia, persino botteghe a conduzione familiare, piccole società affettive ed operose, che tengono in vita microeconomie e talenti. Vecchie persino centinaia d’anni.

A loro è rivolto il progetto fotografico Imprese Storiche di Thomas Quintavalle, concepito “in un periodo storico in cui i luoghi dove operano materialmente le aziende sono lontanissimi dai luoghi in cui vengono prese le decisioni”. Rapporto tra centro e periferia, in senso geografico e simbolico; rapporto tra nuclei di identità e di cultura e concentrazioni di potere politico-economico. Racconta ad Artribune Quintavalle: “Ho cercato di catturare  due universi apparentemente in antitesi, quello aristocratico del prodotto finale e quello democratico che da spazio agli artigiani e agli operai; da un lato per aiutare gli italiani a riconoscersi nella qualità e dall’altro per rappresentare quel plusvalore che ci distingue in tutto il mondo”.

Le aziende coinvolte? La Pontificia Fonderia Marinelli, nata nell’anno Mille ad Agnone (Isernia), come fonderia delle campane del Papa, e seconda al mondo per anzianità di fondazione; l’oreficeria Torrini di Firenze, fondata dal capostipite Jacopo nel 1369; la Camuffo di Portogruaro (Venezia), impresa costruttrice di imbarcazioni nata nel 1438, che tra i suoi illustri clienti vanta Maometto II e Napoleone; le ceramiche di Grazia Deruta, azienda perugina attiva dal 1500; la laneria Fratelli Piacenza di Pollone. Esempi di altissima qualità, di professionalità e anche di resistenza. Secolo dopo secolo, affrontando stravolgimenti storici, guerre, crisi economiche, questi serbatoi di creatività e di conoscenza non hanno smesso di tramandare, di generazione in generazione, la passione per il lavoro e il rispetto per la propria memoria. Riuscendo a far quadrare i conti, a mantenere dei rapporti forti e autentici con i propri territori d’origine, a farsi apprezzare in tutta Italia e all’estero, a stare al passo con i tempi.

“Quando la storia sposa un’idea che si evolve”, continua Quintavalle, “essa stessa ci aiuta a ritrovare un filo che sembra perso, a portare avanti una condivisione consapevole e allargata del Made in Italy. Il percorso fotografico che ho realizzato non nasce casualmente in un periodo storico massacrato dagli scandali e dalle incertezze”. Un viaggio intorno al prodotto italiano, dunque, come risposta alla vertigine incauta del presente e all’assenza di saldezza, in termini di sviluppo, nonché di politiche economiche e culturali.

Il progetto ha ottenuto l’attenzione del Centro per la cultura d’impresa, con cui è in programma una pubblicazione editoriale web. Intanto, Artribune vi mostra anche alcune immagini della serie. In anteprima assoluta.

Helga Marsala, www.arttribune.com